Harley Davidson: un flop da duri
Venerdì 7 Novembre 2008 di Claudia Ferrari - www.salsadigitale.netNel precedente articolo abbiamo accennato della pericolosità dei tagli in comunicazione ma lo stesso si può dire per ogni ridimensionamento violento ed indiscriminato. Beninteso, la lotta a sprechi è sacrosanta ma come per tutte le scelte imprenditoriali è necessario trovare equilibrio tra la ricerca del risparmio e il rischio di ledere il rapporto qualità/prezzo. Portiamo come esempio l’Harley Davidson, un marchio che ha più di 1 secolo di storia ma che ha rischiato la bancarotta negli anni 70.
La grande depressione fece uscire di scena a poco a poco tutti i competitor, ultima in ordine di tempo la Indian negli anni 50, rendendo l’azienda del Wisconsin l’unica produttrice di motocicli americana. La supremazia la fece dormire sugli allori fino agli anni 60 quando iniziarono ad imporsi le vetture nipponiche, più maneggevoli e qualitativamente migliori.
Nel 1969 l’American Machine and Foundry rilevò l’HD. La prima azione della neonata AMF-Harley Davison fu di contrastare la concorrenza pianificando un netto snellimento della linea di produzione. Furono effettuati drastici tagli del personale, azione che causò prima una serie di scioperi e successivamente incise nell’abbattimento del livello qualitativo della prestigiosa motocicletta.
Nel 1974 venne aperto un nuovo stabilimento in Pennsylvania adibito all’assemblaggio del prodotto finale. La linea produttiva fu ancora rimaneggiata, questa volta appesantendo i costi di produzione di circa 1000$ a pezzo. Riducendosi gran parte dei margini, la AMF fece pressione per la vendita di quantitativi maggiori e questo diede il colpo di grazia alla ormai depredata motocicletta che spesso usciva dagli stabilimenti ancora incompiuta.
Nel 1981 fu una cordata di 13 manager della stessa azienda a rilevare e risollevare le sorti dell’HD. Il primo obiettivo fu ripristinare il livello qualitativo. Per limitare i danni di un magazzino cronicamente inefficiente la HD introdusse un sistema di controllo dell’inventario. Seguirono novità meccaniche e ingegneristiche e una decisa azione di cosmetica sul design dei nuovi modelli che non dovevano allontanarsi dallo stile retrò proprio dell’Harley. Attorno alla bellezza dell’oggetto hanno creato un brand forte con un club di fedelissimi sparsi in tutto il mondo.
L’Harley Davidson oggi produce 250.000 pezzi, un terzo dei quali venduti direttamente negli USA. La gran parte degli introiti si riferisce al merchandaise di un catalogo di articoli che consta di ben 720 pagine. La società americana ha risollevato le sue sorti grazie all’opera di un buon e determinato management e alle azioni di cura e di costruzione di un prodotto diventato mito.
Fonti:
http://www.answers.com/topic/harley-davidson [inglese]




